Falso allarme: ok i reality show, flop per i circus-show senza reality!
Pubblicato da Ernesto Siciliano alle 13:50 in Vecchi media
Il flop di alcuni reality è stato, forse impropriamente, assimilato ad un crac globale del genere Reality.
Di fatto, alcuni funzionano ed altri no.
Perché?
Un bilancio del gradimento ottenuto da questi programmi, indica a posteriori un denominatore comune degli insuccessi: i flop, da Circus a Campioni, sono degli show, ma non sono dei reality.
Premesso che il reality è una versione di fiction che richiede l'intervento preventivo e consuntivo degli autori, in fase preliminare di impostazione, di regia, e finale di ricostruzione degli eventi tramite il montaggio in post produzione, non basta mettere una telecamera in un ambiente qualunque per fare reality.
Se così fosse, anche la tv a circuito chiuso del benzinaio sotto casa sarebbe un format.
Invece non lo è. A meno che non riprenda una rapina: in quel caso darebbe vita ad un caso di real tv, registrazione casuale di fatti degni di attenzione che non richiede il filtro degli autori televisivi.
Il reality show invece esige un elemento narrativo di forte richiamo, un catalizzatore che gli autori devono essere in grado di pilotare e sviluppare.
Ebbene, nel Grande Fratello o nella Fattoria e nell'Isola c'è l'ingrediente della privazione, del sacrificio.
Di una condizione di disagio che esalta l'interesse per le relazioni tra concorrenti.
In Pupe e Secchioni si tematizza invece il dualismo, l'antitesi, il contrasto di caratteri e di tipologie umane, la polarità che dà luogo ad intrecci gradevoli e situazioni esilaranti.
Nei reality bocciati dal pubblico invece manca un dato avvincente. (In tutti, tranne in Wild West, che richiede un discorso diverso: ha scelto un ambiente troppo alieno al pubblico italiano, e solo un assalto degli indiani avrebbe potuto rianimarlo!).
In Circus c'è lo show, rappresentato dalle performance acrobatiche, ma non il reality: la telecamera piazzata nel baraccone dove i circensi per fiction mangiano e sbevazzano senza regola non riveste nessun interesse sul piano della narrazione globale, ma semmai su quello puramente evenemenziale: ogni tanto cioè, un evento, un monologo di Ciccio Graziani sulle rotondità della Marini, si trasforma in un piccolo show autonomo generatore di audience occasionale.
Anche in Campioni, strano connubio di real tv che documentava la vita di ragazzi senza molto talento che poi davano vita ad uno show finale coi campioni del dopolavoro ferroviario di Fanfulla, mancava un'attrattiva nel backstage.
Insomma, è forse il caso che i responsabili dei palinsesti facciano rientrare l'allarme.
Non c'è disaffezione per i reality show, ma solo crisi degli show senza reality!
- Vai al post su Cristiana Farina, autrice del Grande Fratello che definisce i reality "fiction senza sceneggiatura"
- Vai ai post sui flop Reality Circus e Campioni, il sogno
- Vai ai post di Teledicoio su Circus
- Vai ad un articolo su La Mescolanza sulla crisi dei Reality







1. lambdasond, Mercoledì 18 Ottobre 2006 ore 21:57
Tesi molto interessante, e provocatoria; potrebbe essere una delle chiavi di lettura più importanti per interpretare una stagione televisiva fin qui deludente sia dal punto di vista della qualità che da quello del successo dei programmi, ma al tempo stesso molto stimolante dal punto di vista dell'analisi del linguaggio e dele strategie.
2. Metaformat, Giovedì 19 Ottobre 2006 ore 17:54
Grazie, Lambdasond! Sono perfettamente d'accordo: è una fase molto stimolante per un bilancio parziale di alcune tendenze e per provare a catturare i meccanismi di base di formule cmq nuove, a prescindere dalla loro qualità e dai riscontri auditel...