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Il futuro della Tv siamo noi (ma Michele Santoro non vuole)

Sabato 27 Dicembre 2008, 17:05 in Nuovi media di

Qual'è il futuro della Tv?

Il regista Andrea Soldani spiega con una felice metafora "stradale" la natura interattiva della post tv, che offre a tutti la possibilità di inserirsi nel flusso dell'emittenza e di lasciare il proprio segno.

Così come avviene già nel Web 2.0 inaugurato dai blog.

Breve riflessione a margine.

Se l'opportunità di modificare il messaggio interagendo con esso e con quanti lo costruiscono è in fondo il vantaggio che ci offre la post tv rispetto al modello broadcasting unidirezionale della tv generalista, in cui uno parla (e manipola come gli pare a lui) e milioni di pecore ascoltano senza diritto di replica, sarebbe interessante vigilare sulla corretta applicazione dell'interattività on line.

Perchè dunque non creare un database che segnali i manipolatori dell'interazione?

Uno strumento che denunci tutti coloro che vorrebbero riciclare lo schema unidirezionale della tv nel Web, alienando agli internauti l'unico diritto che posseggono: quello di far sentire la loro voce.

In termini pratici, si potrebbe dar vita ad un semplice archivio che indichi tutti gli spazi in rete in cui i contributi degli utenti sono censurati, filtrati in modo improprio, pubblicati dopo parecchi giorni (che interattività è se non avviene in tempo reale?)...

Penso ad alcuni siti di programmi Rai e Mediaset, come quello di Michele Santoro, che dopo aver ricevuto critiche negative (che sfacciati 'sti bamboccioni!) ha congelato i commenti, comunicando con una formula volpina che sta "lavorando per migliorare l'interattività".

Abituato a pianificare tutto, Santoro-Hichcock evidentemente non contempla l'imprevedibilità dei sistemi democratici!

Il database dell'"interattività negata" sarebbe un bell'esercizio per capire in modo concreto fino a che punto la post tv si distingue dalla tv tradizionale, fino a che punto la sua diversità è solo pura retorica.

E, inoltre, quali sono davvero le forme di partecipazione vera e di dialogo costruttivo.

Perchè non basta aprire un forum, un blog per fare Web 2.0: la democrazia prevede anche che si ricordi a tanti ragazzini presuntuosi che si autopromuovono opinionisti che, come direbbe Alberto Sordi, "Umberto Eco è Umberto Eco e voi non siete un cazzo".

Perchè Eco ha pure studiato, mentre tanti internauti hanno letto solo i loro post...

Conciliare il pluralismo della post tv e del Web 2.0 con la necessaria meritocrazia, è una quadratura del cerchio interattivo a cui si deve pur ambire.

  • Il video è tratto da Salva con nome, le parole chiave dell'innovazione , un format didattico di Rai News 24 in cui in ogni puntata un esperto esamina una parola o un concetto legato ai new media, contribuendo a creare un glossario ragionato della rivoluzione digitale.
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2 commenti
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27 Dic 2008
alle 23:44

sandro bisio

sarebbe un bel progetto, peccato che il flusso della comunicazione su internet è già indirizzato a monte dalle grandi società di comunicazione...

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27 Dic 2008
alle 19:10

Max

Lo spirito democratico non è il miglior pregio di Santoro. Si potrebbe fare un volume sulla sua intolleranza. Vedi la recente satira negata a Radio 24 o vedi questo articolo vecchio dove si racconta come questo despota tutela i suoi interessi e nega la libertà di parola

http://tvpolitik.blogosfere.it/2006/09/santoro-non-accetta-critiche.html

E mò pure i commenti bloccati sul blog di Anno zero Con quale animo poi dà lezione agli altri non lo capisco proprio...

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