La TV vista da dentro
Quattro anni fa ho scritto un post in cui suggerivo l'analogia tra la vita nella casa del Grande Fratello o sull'Isola dei famosi e l'esperienza degli ebrei rinchiusi nei lager nazisti.
Adesso mi accorgo che nel 2007 è uscito un romanzo che sviluppa proprio questa allegoria, da cui è stato tratto un lavoro teatrale che si sta rappresentando in questi giorni.
Tra reality e lager tutto è simile: l'ambiente, il linguaggio, la simbologia.
Se non bastasse, nella prima edizione dell'Isola, il primo concorrente eliminato è morto davvero!
Lo racconta questo servizio che ho realizzato per 9 Colonne.
© 9Colonne - Roma, 1 mar (servizio di Ernesto Siciliano, citare la fonte)
Una scioccante provocazione sul genere televisivo più in voga, il reality show, debutta nei teatri italiani.
L'autore Roberto Solofria e la compagnia Mutamenti rappresentano da metà febbraio al Teatro Civico 14 di Caserta "Concentramento", allegoria di uno spettacolo ambientata in un lager nazista.
L'opera esalta le affinità tra i luoghi, i linguaggi e le situazioni dei reality e le esperienze vissute dagli ebrei deportati: i concorrenti del macabro show ,i kapò e gli internati del campo, sono anche loro eliminati, come avviene nella casa de Il Grande Fratello.
Unica differenza tragica, le vittime scelte dai tele-votanti sono davvero uccisi.
Solofra rilancia così la tesi del sociologo Alberto Abruzzese, che riconduce l'efficacia degli spettacoli di massa alla capacità di "volgarizzare gli archetipi".
La metafora dell'ambiente chiuso in cui gli abitanti sono segregati, non possono uscire, sono controllati giorno e notte, e sono cancellati in modo sistematico e programmato, si presta a denunciare la 'tv del dolore'.
L'audience a tutti i costi, la sofferenza usata per fare spettacolo con la complicità dello spettatore, sono i temi dell'opera attraverso cui, dice Solofra, "voglio portare in scena il paradosso televisivo, attraversare il limite dopo il quale la decenza non si può chiamare più tale".
Il testo teatrale è tratto dal libro pubblicato nel 2007 dalla scrittrice belga Amélie Nothomb, Acido Solforico.
Il romanzo ha venduto moltissimo in tutta Europa ad onta delle critiche negative ricevute dalla Stampa belga e francese alla sua prima uscita. Secondo Le Monde, l'autrice ha realizzato "un patetico incitamento alla generazione della televisione di spegnere finalmente l'apparecchio televisivo".
L'Express lo definiva "una goffaggine", mentre Le Progrès tacciava la Nothomb di "incompetenza".
La trama del best seller ruota sul rapporto carnefice-vittima tra la kapò Zdena, feroce sorvegliante del campo, e la candida prigioniera, Pannonica.
Quest'ultima è oggetto con i suoi compagni di sventura di un televoto micidiale: in ogni puntata, gli spettatori scelgono da casa chi far uccidere.
Quando Pannonica è condannata a morte, l'audience sale al 100%.
In "Concentramento", le camere della morte alludono agli scenari dell'Isola dei famosi , condotto in Italia da Simona Ventura su Rai 2.
L'Isola è stato il primo reality della Tv. E' infatti l'adattamento italiano del format Survivor, ideato dall'inglese Charlie Parsons, lanciato in Svezia nel 1997 dalla Strix e rilanciato in Usa dal 2001 dalla CBS.
Per fatale coincidenza, ha registrato davvero una tragica morte al suo esordio.
Il primo concorrente eliminato dalla prima edizione, Sinisa Savija, si tolse la vita subito dopo la sua cacciata.
"Survivor- dirà il 'padre' americano del format, Mark Burnett- segna il ritorno all'elemento più importante dell'avventura: il fatto di rimanere vivi"
La lotta per la sopravvivenza ,declinata in chiave più allusiva, è il meccanismo anche dell' altro pilastro del genere, The Big Brother.
Lo hanno ideato l'olandese Jhon De Mol, capo della società di produzione Endemol, con la sorella Linda. Modello ispiratore è stato il progetto scientifico Biosphere 2, test americano per riprodurre in un ambiente chiuso le condizioni di sopravvivenza di un gruppo umano.
Osservando i problemi di relazione tra gli abitanti-cavia dell' ecosistema autosufficiente dell'Arizona, è nata l'idea dello show che ha riconquistato i teen ager dell'era del Web al vecchio schermo domestico della Tv.
Se per davvero gli autori di grande fratello e degli altri spettacolini pensavano ai lager, sono sciacalli ripugnanti. Sprero per loro che queste coincidenze siano del tutto casuali
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alle 21:39
Eva
La foto postata non ritrae gente nei campi tedeschi,quei due ragazzi sono dei Gulag comunisti.La cosa ridicola è che quando parlate di campi di concentramento non menzionate mai i padri inventori,i comunisti e i loro Gulag.